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L'EUROPA FA CAUSA A LEHMAN
Il sistema bancario francese presenta un'esposizione tra le più rilevanti verso Lehman Brothers Holdings, la casa madre americana finita in Chapter 11 un anno fa. I maggiori gruppi d'oltralpe hanno registrato crediti - per ora su contratti derivati, ma non ancora sui bond la cui data di registrazione scade il prossimo 2 novembre - per 3,3 miliardi di dollari. La posizione più consistente nazionale, è quella registrata da Bnp Paribas, pari a 1,3 miliardi, cui segue Société Generale con 1,2 miliardi, DexiaCrediop con 520 milioni e Axa con 180 milioni.
La procedura di insinuazione al passivo sta coinvolgendo banche, imprese e risparmiatori in tutto il mondo, ovvero ovunque Lehman Brothers avesse sedi, filiali o semplicemente abbia venduto i propri prodotti finanziari. Le registrazioni dei crediti investe soprattutto gli Stati Uniti, dove investment bank come Morgan Stanley hanno chiesto 1,36 miliardi. Dalla Germania è pervenuta una registrazione-monstre da parte dell'Associazione bancaria tedesca che rivendica 25 miliardi di dollari per oneri sostenuti in seguito al crack Lehman con il fondo di garanzia dei depositi bancari. In Inghilterra tra le posizioni più consistenti spicca quella di Barclays, pari a 1,34 miliardi. Ma la rivendicazione più alta - destinata probabilmente a crescere nei prossimi giorni - è quella che proviene dalla filiale londinese Lbie, di cui Pricewaterhouse è curatore fallimentare. Lo scorso 21 settembre Lbie ha depositato richieste di registrazione di crediti vantati presso la casa madre per circa 40 miliardi di dollari. Ma ieri il Wall Street Journal online ha riportato le dichiarazioni di manager di Pricewaterhouse secondo i quali le rivendicazioni complessive di Lbie verso la casa madre potranno arrivare fino a 150 miliardi di dollari.
In questa corsa alla registrazione ognuno può chiedere ciò che vuole. Alvarez&Marsal, amministratore di Lehman a New York, passerà però al setaccio tutte le richieste ammettendo all'insinuazione al passivo solo i crediti che a suo avviso sono validamente documentati e non opinabili. Sul fronte italiano l'esposizione della banche, rispetto agli altri paesi, si rivela modesta. Tra i maggiori gruppi Intesa Sanpaolo ha registrato crediti su derivati per oltre 200 milioni di dollari, il gruppo UniCredit meno di 20 milioni, Mps 39 milioni. Risale a ieri la registrazione di De Longhi (1,2 milioni), Intermobiliare (3,4 milioni) BccRoma (456mila dollari) Generali (fondo pensione svizzero) per 11,2 milioni che si aggiungono ai 70 milioni già iscritti. Sempre in Italia ci sono novità rilevanti sul fronte delle cause intentate contro le banche e assicurazioni che hanno venduto polizze index-linked con sottostanti bond Lehman. Il Lericom (www.tutelalehmanbrothers.it), un comitato dei risparmiatori Lehman, ha ottenuto dal tribunale di Parma, nel corso di dieci cause diverse intentate in sede civile, altrettante ingiunzioni di pagamento immediatamente esecutive che obbligano il gruppo che ha venduto polizze a capitale minimo garantito - in attesa della sentenza - a restituire al risparmiatore l'intero capitale versato. È la prima volta che accade: provvedimenti simili sinora erano stati concessi solo per contenziosi su titoli esecutivi, come assegni o cambiali. «Il giudice ha riconosciuto la fondatezza della richiesta di rimborso - spiegano gli avvocati Giancarlo Buccarella e Pietro Campanini– . E questo perchè nei contratti, venduti in questi casi da Cnp UniCredit Vita, viene specificato che il capitale minimo è comunque garantito». All'indomani del default, invece, la compagnia non ha rimborsato, ma ha proposto al cliente il rimborso del 50 per cento del capitale oppure una rinegoziazione del contratto investendo il 75% del capitale iniziale su una nuova polizza a scadenza 2012. Molti risparmiatori hanno accettato la mediazione, ma chi non l'ha fatto ora trova soddisfazione in tribunale. «Le compagnie si appellano a una clausola del contratto - dicono i legali - in cui si afferma che in caso di inadempimento del'emittente, ovvero Lehman, il rischio è a carico del contraente. Ma questa è in contraddizione con la natura del prodotto, che è a capitale garantito, per cui va letta come una clausola vessatoria». Cnp Unicredit non ha pagato neanche di fronte alle ingiunzioni: gli avvocati di Parma si stanno così rivolgendo all'ufficiale giudiziario per avviare i pignoramenti.
ARTICOLO DI LAURA SERAFINI TRATTO DA FINANZA E MERCATI SOLE 24 ORE 26 09 2009 link
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